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Cyberbullismo: quali strategie

Fino a qualche anno fa la protezione dei più giovani era una questione che riguardava solo il mondo reale. Con l’avvento del web, dei social network e della tecnologia che ci permette di connetterci al resto del mondo con un solo click, i pericoli si sono diversificati e lo sguardo degli adulti deve necessariamente essere riposto anche al mondo virtuale.

Il mondo virtuale è un luogo ormai reale, sembra un paradosso, ma fa parte delle nostre vite e le influenza: utilizziamo Internet per informarci, per ricordarci gli appuntamenti, per distrarci e per condividere le nostre vite con gli altri. Queste sono solo alcune delle azioni che tutti noi svolgiamo sul web quotidianamente, ma, come nel mondo fisico, le persone non hanno solamente buone intenzioni. I pericoli ci sono sempre stati e ora, possiamo dire che, hanno delle piattaforme in più e il compito degli adulti è quello di conoscerle.

Uno dei rischi nella comunicazione virtuale e della condivisione di file con altri è sicuramente il cyberbullismo. Come tutti i fenomeni che riguardano il web sembra che le ricerche siano anni luce dagli stessi e che sia impossibile parlare di prevenzione. Le piattaforme utilizzate dai più giovani e i social network più in voga cambiano velocemente e, sfortunatamente, non altrettanto rapidamente si aggiornano le policy sulla privacy e i metodi per contrastare il problema.

Se prima si parlava di bullismo e con questo termine si intendevano atti lesivi fisici e/o psicologici che avvenivano nell’ambito scolastico adesso, parlando di cyberbullismo, è potenzialmente coinvolto tutto il mondo attraverso l’effetto moltiplicatore del web. Il bullismo online, inoltre, non ha limiti né spaziali, né temporali e questo amplifica l’angoscia e la paura provocate.

Quello del cyberbullismo è diventato un fenomeno allarmante poiché mina il senso di sicurezza e l’autostima di chi ne è vittima e i metodi per contrastarlo non sono sempre immediati ed efficaci. Si rende necessario che gli adulti siano a conoscenza delle buone prassi da insegnare ai più giovani per difendersi e quindi che sappiano orientarsi nel mondo dei nuovi social network e della sicurezza online.

E’ difficile per un adolescente, oggi, distinguere il Sé reale da quello virtuale; la vita sociale e le relazioni amicali si svolgono per lo più online. Poiché per i giovani il mondo online e offline sono un continuum per essi i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo non sono distinti e con questa consapevolezza gli adulti devono muoversi dotandosi e dotandoli di quelle competenze chiave per lo sviluppo della propria autostima, per il rispetto dell’altro e per una comunicazione efficace che è il solo modo di prevenire il fenomeno o, al più tardi, le conseguenze più disastrose. Qui rientrano le agenzie educative primarie le quali hanno un ruolo chiave. Fin da piccoli, le interazioni del bambino con la famiglia, con i coetanei, con la scuola, con la comunità e oggi con i media giocano un ruolo importante nello sviluppo delle competenze interpersonali e sociali e quando queste interazioni sono adeguate esse forniscono al bambino gli strumenti necessari per muoversi con consapevolezza e rispetto nel mondo. La famiglia, quindi, non può essere sola in questo, ha bisogno della collaborazione della scuola e degli altri luoghi di aggregazione per sviluppare nei giovani le competenze cognitive, emotive e sociali necessarie per costruire relazioni significative anche online, oltre che una serie di competenze informatiche indispensabili.

Parlo di relazioni significative online poiché il web, in questi ultimi anni, si è trasformato per le nuove generazioni da archivio digitale a contenitore di relazioni: oggi rappresenta soprattutto un modo per socializzare e condividere qualsiasi cosa in modo immediato; e allora non è pensabile eliminare il web, mezzo spesso demonizzato e considerato colpevole di tutti i neonati fenomeni di violenza, ma è necessario, invece, convivere con esso e renderlo, anzi, un alleato, un luogo il più possibile sicuro e abitato da persone consapevoli. Bisogna tenere, infatti, presente che uno dei pericoli più diffusi nell’utilizzo della rete e dei social network è rappresentato dall’anonimato e/o dalla costruzione di infinite identità virtuali fittizie e aumentare la capacità nel riconoscerle ma anche sviluppare un senso di coscienza collettiva per contrastare tali pratiche è fondamentale.

Un utilizzo consapevole di internet, oltre a favorire l’interazione sociale, permette lo scambio di idee e opinioni, apre alla conoscenza di nuove cose e di nuovi interessi, permette lo scambio interculturale e inter-etnico. Rendendo le connessioni più facili con tutti gli amici e facilitando la formazione di nuove relazioni esso ha una funzione di sviluppo di possibilità relazionali, sarebbe, poi, necessario approfondire se conseguentemente vengono sviluppate anche le competenze relazionali utili allo sviluppo di relazioni sane ma per fare questo, ancora una volta, sembrano essere necessarie le agenzie educative, le quali non possono e non devono scomparire ma devono coesistere con e nel mondo digitale come in quello reale.

Dopo aver tessuto le lodi della rete come occasione di scambio, crescita personale e relazionale, è il momento di tornare al tema dal quale sono partita: il cyberbullismo.

Il termine cyberbullying è stato coniato dal ricercatore canadese Bill Belsey nel 2004, secondo cui «il cyberbullismo implica l’uso di informazioni e comunicazioni tecnologiche a sostegno di un comportamento intenzionalmente ripetitivo e ostile di un individuo o un gruppo di individui che intende danneggiare uno o più soggetti». Viene messo in atto attraverso azioni aggressive e intenzionali, ripetute nel tempo, mediante messaggi su social network e/o in direct, video, chiamate, chat di gruppo, screenshot ecc. Lo scopo è quello di danneggiare un coetaneo, un compagno di classe o un amico. Il cyberbullismo, quindi, comprende un insieme di azioni di prepotenza, prevaricazione, molestia o ingiuria, agite da minori nei confronti di altri coetanei, tramite mezzi elettronici.

Nel bullismo online si riduce la possibilità di atti fisici violenti ma non per questo risulta meno grave, anzi, i rischi legati alla compromissione della reputazione di una persona, specialmente se essa è un adolescente possono causare le medesime sofferenze se non addirittura conseguenze peggiori.

Il bullo che agisce atti aggressivi difficilmente si rende conto del dolore provato dalla vittima e quando il mezzo usato per arrecare danno è informatico la distanza affettiva diventa ancora maggiore e il cyber bullo non assiste all’effetto del proprio agito finché non è troppo tardi.
Il cyberbullismo è stato riconosciuto come reato, con tutta una serie di conseguenze legali e psicologiche.

Il termine cyberbullismo non si riferisce esclusivamente a un comportamento, bensì a diverse forme di prevaricazione attuate attraverso le nuove tecnologie:

  • Flaming (battaglie verbali online): non vi è uno squilibrio di potere, non vi sono vittime né carnefici. È l’unico caso di cyberbullismo in cui la relazione è simmetrica, in quanto entrambi i contendenti si affrontano ad “armi pari”, in una vera e propria battaglia virtuale e verbale, soprattutto attraverso l’invio di messaggi violenti e di insulti, a cui seguono risposte altrettanto crudeli.
  • Harassment: si tratta di molestie perpetrate attraverso l’invio ripetuto di messaggi offensivi;
  • Esclusione: escludere o bannare deliberatamente una persona da un gruppo, da una chat pubblica o da un gioco interattivo per ferirla;
  • Cyberstalking: si tratta di una vera e propria persecuzione messa in atto tramite la ripetizione di messaggi contenenti minacce; tali comportamenti attuati online possono anche continuare nel mondo reale. Il cyberstalking è facilmente diffuso nell’ambito di relazioni affettive molto conflittuali;
  • Denigrazione: azioni mirate a danneggiare la reputazione di un coetaneo, di un amico e di un compagno di classe;
  • Sostituzione di persona: violare l’account di qualcuno, entrare nel suo profilo e farsi passare per questa stessa persona, pubblicando, senza consenso, materiale imbarazzante, o a contenuto sessuale e osceno;
  • Manipolazione delle informazioni: il cyber bullo, in questo caso, conosce segreti e vita privata e possiede immagini o video della vittima, che diffonde in rete a insaputa di questa;
  • Happy slapping: filmare e condividere sui Social atti di bullismo fisico;

Qualche suggerimento sulla sicurezza

Nonostante si parli da qualche tempo di cyberbullismo e delle problematiche ad esso connesse, esiste ancora un’insufficiente sensibilizzazione all’interno delle famiglie e della collettività sulle necessarie precauzioni per rendere il web più sicuro per i più giovani e sulle azioni più corrette per intervenire precocemente e nel modo più adeguato in caso di cyberbullismo.

Qui propongo un semplice decalogo di consigli per genitori e ragazzi sull’utilizzo dei propri account.

  • Utilizza una password sicura: deve contenere maiuscola, minuscole, segni di punteggiatura e numeri.
  • Utilizza una password diversa in diversi account e/o device;
  • Non condividere le tue password.
  • Disattiva, il più possibile, la funzione di geolocalizzazione.
  • Non pubblicare le tue informazioni personali (es: dove abiti).
  • Parla con un adulto di riferimento in caso di insicurezza, paura o disagio.
  • Chiedi un supporto psicologico se la sensazione di disagio diventa troppo faticosa.
  • Blocca il cyberbullo da tutti gli account.
  • Segnala l’accaduto agli Internet Social Provider (Segnalazione di abuso al social network che stai utilizzando).
  • Rivolgiti alla Polizia Postale.

L’obiettivo, seppur complesso, rimane la prevenzione di questo fenomeno, perché aiutare i ragazzi a servirsi di internet e dei social network in maniera consapevole e sicura è naturalmente più utile e meno traumatico che correre ai ripari quando ci sono in gioco vite in crescita e grandi sofferenze. Promuovere una più forte cultura del rispetto dell’altro e riuscire a trasmettere il valore che rappresentano la privacy e la protezione dei dati personali è un intento educativo fondamentale. Ma questo non basta, perché i fatti di cronaca ci dicono che è la mancanza di solidarietà tra coetanei che colpisce fortemente; è l’indifferenza quella che fa più male.

Efondamentale, quindi, che scompaia il pensiero egoistico del “a me non capiterà mai” ed essere attenti ed empatici, incoraggiare le vittime a parlare della loro esperienze alle figure adulte di riferimento senza paura, vergogna o imbarazzo, e che esse siano preparate ad accogliere la sofferenza senza sminuirla.

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