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Educatore in partita iva, si può?

Sono una educatrice in libera professione e a dicembre 2014 ho aperto la partita iva. Spiazzati?

Io all’epoca lo ero. Ero spiazzata dall’idea di avviare una professione in autonomia, ero spaventata in generale di affacciarmi al mondo come professionista (mi ero laureata da poco), ma lo ero ancora di più al pensiero di tenere io il timone.

Sono passati 6 anni e non me ne sono pentita, ogni tanto ho dei moti di sconforto ma mi rendo conto che non vedo alternative e di colleghi educatori ne conosco e ne ho incontrati. Pochi sono veramente soddisfatti delle condizioni economiche che subiscono (uso consapevolmente questo termine). A volte ammetto di provare anche un po’ di invidia, sono sincera, perché un lavoro da dipendente, in un qualsivoglia servizio, mi risparmierebbe una serie di sbattimenti (si può dire “sbattimenti”?).

Prima di aprire la partita iva, l’unica esperienza lavorativa era stata presso un centro per l’autismo della mia città, un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo perché ho approfondito e studiato una nuova metodologia per il trattamento di tali disturbi e la sensazione era quella di mettere finalmente le mani in pasta grazie a nuovi strumenti e metodologie ben specifiche. Inoltre, mi formavo continuamente grazie ai colleghi esperti e ai professionisti riconosciuti dal settore. Insomma ero soddisfatta, gasatissima, piena di motivazione (sì, potete immaginare degli occhi a cuoricino) e riuscivo a sopportare anche i 7euro l’ora che mi pagavano attraverso i voucher postali, senza contare nemmeno un centesimo di rimborso spese (eh sì, di chilometri ne ho macinati tenendo presente che il tipo di intervento a domicilio mi portava spesso fuori città). Per essere pragmatici: al di là del guadagno, mi facevo un sacco di sbattimenti (secondo me lo possiamo dire sbattimenti, è pedagogicamente ricco di significato).

Nonostante tutto, mi andava bene, era la mia gavetta (mi dicevo). Dopo due anni, avevo capito che il servizio non stava investendo su di me, ero manovalanza, non c’erano prospettive e non potevano nemmeno propormele. Il destino allora mi ha messo davanti a un nuovo percorso formativo perciò ho frequentato un corso di alta formazione in tutor dell’apprendimento e fin da subito ho iniziato a lavorare in quel campo. La domanda era talmente alta che pian piano sono passata da un’utenza all’altra e ancora oggi il tutor dell’apprendimento permane la mia occupazione primaria. È stato dunque in questo passaggio che sentivo la necessità di regolarizzarmi perciò ho aperto la partita iva.

Negli anni però ho potuto fare esperienza anche del lavoro dipendente, ad esempio come educatrice scolastica. Ciò mi ha permesso di pormi di fronte a due diversi modi di “stare nel” lavoro e di mettere in evidenza due facce della stessa medaglia: vantaggi e svantaggi.

VANTAGGI

  • Si dà un valore diverso al proprio lavoro. Da più punti di vista. Il più interessante: quello economico. Oggettivamente ho scelto un valore per cui valesse la pena mettere in moto questa macchina. Ma non è stato facile perché ti chiedi: quanto valgo? Quanto vale la mia formazione? Quanto vale il mio impegno? Successivamente, dopo aver affrontato (un affare per niente concluso) la sindrome dell’impostore che si cela in ognuno di noi, ho iniziato a domandarmi quanto le famiglie fossero state disposte a spendere per il tipo di intervento proposto. Bisogna tenere conto di molteplici fattori, tra cui la quantità di ore che la famiglia può investire su di te e più queste sono numerose, più il prezzo si alza  diventando limitante.
  • È doveroso ricordare che la tariffa prestabilita deve tenere conto anche delle tasse che siamo obbligati a pagare. Bisogna rivolgersi necessariamente a un commercialista (bravo si spera!) che sappia aiutarci e mettersi in ricerca poiché siamo dei professionisti insoliti alla partita iva quindi non ci precedono molti altri casi (suppongo).
  • Posso formarmi dove e quando voglio. Non è un aspetto da sottovalutare perché probabilmente dentro a un servizio, coordinerei la formazione in base all’utenza, al contrario io, oltre a prediligere il mio campo di azione, cerco di incuriosirmi su molte altre questioni e ciò è infinitamente arricchente.
  • Gestione del lavoro in termini di orari e ingaggi: come raccontavo prima, ho una occupazione primaria ma ho anche altri ingaggi per diversi progetti che sono a loro volta delle opportunità diverse e stimolanti. Il mio lavoro è decentrato nella fascia pomeridiana, perciò posso investire diverso tempo in altri progetti.
  • Formazione di una rete: nel privato ho sempre incontrato persone altrettanto motivate e di fiducia, con le quali si riescono a costruire delle opportunità di confronto e di scambio.

SVANTAGGI

  • Se non si lavora, non si guadagna. Questo loop è pericoloso perché si potrebbe tendere a cercare di occupare molto tempo a disposizione senza tenere presente il valore dei confini, degli orari ecc. tutte questioni che sappiamo essere fondamentali per il nostro lavoro. Tra giorni di malattia e periodi di festività in cui l’affluenza è minore, si cerca di rimanere il più possibile operativi anche in prospettiva di quei momenti in cui non ci sarà un ricavo.
  • Qualsiasi cosa io faccia è a spese mie. L’elenco sarebbe davvero troppo lungo per riuscire a identificarle tutte (ad esempio la formazione è a mio carico, l’intera gestione del mio posto di lavoro è a mio carico, il materiale sempre a mio carico ecc. aiutatemi a dire “a carico mio”!).
  • Tra gli sbattimenti (ve li ricordate?) c’è la contabilità. Quest’ultima tra scadenze, anticipi, fatturazione ecc è davvero un peso che occupa molto del nostro carico mentale.
  • La gestione della rete: lavorare in un territorio che offre molteplici servizi, ti fa percepire la competizione per cui determinate dinamiche di accaparramento del “cliente” (perché talvolta ti rendi conto che questa è la deriva) sono presenti e se non ti appartengono, ci soffri.
  • La partita iva ti esclude da moltissime detrazioni fiscali e se, per di più, sei una donna che vuole diventare madre, questo regime non ti mette nelle condizioni migliori per goderti la maternità a causa delle scarse garanzie proposte dal nostro stesso welfare.
  • Talvolta non hai una equipe di riferimento e in questi anni ho sempre sofferto la mancanza di un gruppo di lavoro con il quale confrontarmi.

Ho cercate di equilibrare la bilancia mettendo alla luce diverse questioni anche molto pratiche. Se da un lato sono soddisfatta e contenta delle possibilità che la partita iva mi permette in termine di investimento sulla mia professione, non posso dire altrettanto di tutte le questioni pratiche, logistiche e fiscali, che devono essere capite e sostenute. Queste ultime tolgono spazio mentale ed energie al lavoro perché non c’è un servizio alle spalle che se ne preoccupa al posto tuo. Questo periodo storico soprattutto, di emergenza, mette in luce tutte le criticità di una partita iva, poiché sarà inevitabile prevedere una perdita di ricavo che purtroppo non sarà considerato dal sistema fiscale che verrà a chiederci il saldo delle tasse a prescindere dal lavoro che si è compiuto. Al contempo però una situazione di incertezza, stimola alla creatività, al riposizionamento suggerendoti magari delle soluzioni impreviste o un nuovo sguardo che alimenta un nuovo moto verso la costruzione di diverse possibilità.

C’è un mondo professionale al di là delle cooperative in cui siamo abituati a incasellarci perciò: se vuoi spingere in educazione, provare delle alternative, posizionarti diversamente come professionista, come ho fatto io, puoi farlo! Non dimenticarti che tutto ha un costo (a carico tuo…ovviamente!).

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