Archivio formativo

Pubblicheremo qui una proposta di lettura al mese e vi spiegheremo perché ci è piaciuta e perché secondo noi è utile per la formazione continua dell’educatore.

Mi è piaciuto perché
Perché è una guida utile a tutti gli educatori ed educatrici italiani/e.
Il numero degli Educatori è cresciuto tantissimo negli ultimi anni ed anche il numero di servizi in cui lavorare. E’ necessario quindi cresca anche la consapevolezza professionale e penso che questo libro possa essere un tassello importante.


Perché è utile per gli educatori
In questo testo vengono descritti la storia, gli ambiti di intervento, le principali normative che riguardano la figura dell’educatore professionale ma anche gli scenari internazionali in cui è coinvolto. Durante il Corso di Studi alcune di queste cose non vengono affatto trattate e allora è necessario recuperarle per lavorare con ancora più consapevolezza e conoscenza del proprio ruolo.

Mi è piaciuto perché
Questo libro è scritto da punto di vista del protagonista, Christopher. Ha 15 anni e ha la sindrome di Asperger, condizione che rientra nei disturbi dello Spettro Autistico; odia il giallo e il marrone, non tollera che i mobili vengano spostati e non gradisce essere toccato. Ama la matematica, la fisica e Sherlock Holmes. Una notte, suo momento preferito per passeggiare, trova il cane dei vicini senza vita. Questo evento cambierà inevitabilmente la vita di Christopher.

Perché è utile per gli educatori
Quando ci troviamo a lavorare con un certo tipo di utenza, sappiamo che non stiamo lavorando con un singolo, ma con una persona che vive una rete di relazioni sociali e in uno specifico contesto. In questo libro, oltre alla tematica della Sindrome di Asperger, si parla del rapporto tra genitori e figli disabili, la vita di coppia che cambia e di inclusione scolastica. Oltre a darci una visione molto realistica del disturbo autistico, ci ricorda che –  come educatori –  abbiamo il dovere di rispettare e conoscere il sistema familiare e sociale dei nostri utenti.
Mi è piaciuto perché
Usare la rabbia come strumento e non averne paura. Questa è la cosa che mi ha colpito di più di questo libro. La rabbia, se convogliata nel modo giusto può provocare un duraturo cambiamento personale e sociale? Sì, la rabbia può essere una delle risorse più importanti che abbiamo, uno strumento contro l’oppressione sia personale che politica
La rabbia ti fa bella sostiene che la rabbia fa parte di noi, e che comprendere fino in fondo questa emozione può dare un grande senso di liberazione.


Perché è utile per gli educatori
Reprimere la rabbia non serve e come educatori ed educatrici dovremmo sapere bene quanto possa essere nocivo farlo. Spesso le persone con le quali lavoriamo hanno molta rabbia dentro e anche se all’inizio potremmo essere presi alla sprovvista, quella rabbia può essere il motore di un cambiamento, il nostro compito è quello di accoglierla.
In questo libro si parla di rabbia femminile, dettata dalle ingiustizie quotidiane. Come professionisti ma soprattutto come professioniste non dobbiamo averne paura, dobbiamo riconoscerla, non reprimerla in noi e ancor di meno nelle bambine, nella ragazze, e nelle donne con cui lavoriamo.
 La rabbia ti fa bella è una lettura avvincente e accessibile che offre gli strumenti per ricomprendere la rabbia e sfruttarne il potere in modo positivo e duraturo.
Mi è piaciuto perché
Mi è piaciuto poiché fornisce molti contenuti e testimonianze sul tema della sessualità ma anche di molti potenziali rischi che i ragazzi possono incontrare nel mondo digital come ad esempio l’adescamento. Il linguaggio è semplice e può essere materiale di lavoro anche con e per i genitori.
 
Perché è utile per gli educatori
E’ utile perché fornisce alcune nozioni che permettono di stare “al passo” con i tempi e fornisce anche dei suggerimenti pratici su come affrontare alcune tematiche con l’aiuto dei film. Ne individua uno per ogni tipologia di argomenti ed è seguito da alcuni spunti stimolo su cui riflettere e per maneggiare ogni argomento.
Nella nuova edizione, l’autore affronta anche i problemi causati dall’abuso dei videogiochi.
Mi è piaciuto perché
Fa una bellissima introduzione sulle qualità terapeutiche del raccontare e del raccontarsi, offre, inoltre, moltissimi spunti per intraprendere un percorso autobiografico e per proporlo.
A partire da un gioco in cui ad ogni tappa vengono suggerite parole chiave, possono affiorare tanti ricordi dal proprio bagaglio di esperienze personali.

Perché è utile per gli educatori
Perché la riflessione su se stessi e la narrazione di sé sono strumenti fondamentali per ogni educatore.
Arriva un momento, per ogni professionista della relazione, in cui emerge la necessità e il desiderio di raccontare la propria storia.
La narrazione è utile per creare ordine dentro di sé, per ritrovare emozioni perdute e scoprire come si è diventati e perché.

Questo libro fornisce poi uno strumento utile per l’introduzione alla narrazione autobiografica sotto forma di gioco. Meglio di così?
Mi è piaciuto perché
È il racconto senza filtri della vita di un ragazzo che ha scoperto di avere una febbre che non è più andata via, l’HIV.
Ma non solo, perché è la storia di una vita alla periferia di Milano, quella che ormai un po’ tutti conosciamo,
“posti da cui vengono un sacco di rapper, posti da cronaca nera. Le sparatorie, la rissa col morto, le baby gang, le infiltrazioni mafiose.” è la storia di un bambino, di un adolescente, di un adulto e delle relazioni che l’hanno reso insicuro, ansioso, alla ricerca di amore. “La felicità è un affronto, richiede un bilanciamento.”

Perché è utile per gli educatori

Perché non è un’eccezione, perché è la storia di un vita, di una persona, di un ragazzo che avrebbe potuto incontrare chiunque di noi.
“Davanti al pregiudizio alzare la posta: meglio tacere? Lo sapranno anche i muri.”
Perché possiamo essere anche noi portatori di quello stigma che esclude e che limita, ma possiamo imparare a riflettere ed accogliere sempre meglio. La non accettazione, lo stigma e la discriminazione sono sempre sempre frutto di un problema di chi li mette in atto.
Mi è piaciuto perchè
Leggere questo libro è un viaggio in altri tempi. Siamo nella Toscana rurale della fine dell’800, in cui la povertà dilagava, i bambini studiavano quanto necessario per saper leggere, scrivere e far di conto, ma iniziavano a lavorare molto presto per poter sostenere la propria famiglia. É così che inizia la storia di Italia Donati, una giovane donna con l’intelligenza adatta per ambire ad un lavoro diverso da quello della sua povera famiglia, adatta allo studio e a diventare insegnante. Nell’Italia del tempo sottrarsi al lavoro manuale per studiare equivaleva a rincorrere un inutile vezzo. Non solo, le insegnanti erano spesso sottoposte alle avance e alle pressioni dei sindaci, che fino al 1911 decidevano le sorti di giovani donne in nome non solo della legge, ma del patriarcato. È così che la carriera di Italia viene stroncata da maldicenze, accuse, minacce e ostilità che la portano ad un tragico gesto alla giovane età di 23 anni. Il tutto per la presunzione di aver voluto fare il lavoro che amava.

Perché è utile per gli educatori

Elena Gianini Bellotti non ha “solo” scritto un libro, ha condotto una ricerca storica e sociale di grande valore.  L’autrice ha voluto scovare tracce di Italia, ripercorrendo i suoi luoghi, la sua storia e ciò che è rimasto nella memoria collettiva. Ci è utile perché la pedagogia è anche storia. Conoscere ciò che è stato è sempre la chiave di lettura migliore per non commettere gli errori del passato e per evolvere le conoscenze stesse. La conoscenza ha permesso ad Italia di diventare insegnate, la non conoscenza ha creato false informazioni che l’hanno portata allo sconforto ed infine alla morte. Conoscere ci permette di diventare educatori migliori ogni giorno, non conoscere ci imprigiona nell’incapacità di migliorarci. In memoria delle tante Italia Donati, non diamo per scontato il nostro lavoro, la nostra carriera, la nostra ambizione e la nostra voglia di conoscere. È la sete di conoscenza che ci salverà, sempre.  
Mi è piaciuto perché:
Questo libro è talmente vero da far male al cuore. È la storia dei fratelli Damiano e Margherita Tercon, ma non è solo una storia familiare come tante, è il percorso di accettazione delle proprie fragilità e della propria forza. Sì, perché Damiano è sempre stato un bimbo particolare, con interessi ristretti e a cui non dispiace stare solo e sua sorella Margherita lo ha sempre accettato così, tant’è che quando si arriva alla diagnosi di autismo per lei non cambia nulla. Damiano è una persona, non una diagnosi. Questa è la forza del loro rapporto, che li porta a traguardi impensabili per la cultura del pietismo a cui tante persone disabili sono condannate.

Perché è utile per gli educatori

Avete mai pensato, da operatori, come dev’essere avere in famiglia una persona con disabilità? Sì certo, noi li vediamo nei nostri servizi, ma come reagiscono i genitori, i fratelli e le sorelle? Ognuno in modo diverso. Questo libro ci insegna a scostarci dall’etichetta della disabilità=incapacità e ci fa scoprire quella risorsa meravigliosa che possono essere i fratelli. Ma attenzione, usciamo dallo schema che il fratello “normale” sarà l’unico ad aiutare, senza ricevere nulla in cambio.  Chi si approccia al mondo della disabilità, sa che si troverà sempre in un rapporto di scambio continuo, dove si dà e si ricevono in cambio grandissimi insegnamenti di umanità.
Mi è piaciuto perché
Questo libro è un fumetto e i fumetti sono sempre un modo semplice e immediato di approcciarsi ad una storia o ad una tematica. In questo caso la tematica è il femminismo e le differenze di genere così culturalmente trasmesse da sembrarci normali. Nulla di più falso! L’autrice, partendo dalla propria esperienza personale, analizza tutte quelle situazioni quotidiane in cui si verifica una disparità di genere: il carico familiare, il dislivello salariale, la cultura dello stupro. La forza di questo libro? L’assertività e la chiarezza con cui è stato scritto

Perché è utile per gli educatori

Perché è nostro dovere conoscere il fenomeno della disparità di genere e provare a sradicarlo. Il bello della nostra professionalità è che abbiamo tutti gli strumenti per farci portavoce di cambiamento, ma per farlo dobbiamo analizzare le problematiche sociali e trovare soluzioni e strategie. Come educatori abbiamo il dovere di prestare attenzione alle sottili dinamiche che sottostanno alla creazione di differenze sociali, ribaltarle e farci promotori di un movimento edu-culturale basato sull’accettazione delle diversità intese come valore.
Mi è piaciuto perché
Come ogni libro di Elif Shafak, questa storia è sospesa tra oriente ed occidente, sacro e profano. Peri è una giovane donna turca, cresce in una famiglia divisa tra tradizione (la madre) e innovazione (il padre). È una bambina che non vorrebbe mai far soffrire nessuno, soprattutto i suoi genitori così diversi tra loro. Ma proprio grazie a loro riesce a partire per Oxford, portando avanti brillantemente la sua carriera universitaria, ma…

Perché è utile per gli educatori

È un libro sull’ascolto di se stessi, dalle gioie alle più profonde insicurezze, fino ad arrivare all’ansia, quel male ormai generazionale che ti paralizza e non ti permette di prendere decisioni sensate. A volte le nostre responsabilità di educatori sembrano travalicare il qui ed ora della quotidianità educativa, ci portano in dimensioni riflessive dove l’ansia prevale sulla passione per questo lavoro. Efficace è confrontarsi e trovare soluzioni condivise, per non trovarci come Peri, ingabbiata per anni in suo errore.
Mi è piaciuto perché
E’ scorrevole e divertente. Perché puoi empatizzare con il ruolo dell’insegnante e ricordarti com’era quando in quelle situazioni eri tu lo studente scapestrato. Perché l’adolescenza è un periodo particolare ed interessante e quando leggi “la giovinezza e le relazioni sociali sono parecchio impegnative senza che ci si debba mettere anche la scuola di mezzo, a portare via tempo con la didattica.” Capisci che stai leggendo le parole di un’insegnante saggia, che capisce i propri alunni e può trasmettere insegnamenti saggi pure a te che l’adolescenza l’hai passata da un po’.

Perché è utile per gli educatori

Sicuramente per osservare l’ambito scolastico con gli occhi di un’insegnante, una di quelle brave. Perché se vuoi lavorare nella scuola o già ci lavori riderai e proverai un profondo senso di tenerezza. Alcune cose magari le hai viste da educatore o vissute da studente ma ti aiuterà a riflettere comunque sul mondo della scuola e su come vivere e sopravvivere lì dentro da adulto veramente di riferimento perché, “chissà se quel che facciamo basta oppure bisogna semplicemente mettere in conto che crescere è un affare dannatamente difficile”.
Mi è piaciuto perché
E’ ironico, realista e profondo. Basterebbero queste tre parole per racchiudere il motivo per cui vale la pena leggere questa raccolta di dialoghi veri. In modo semplice e divertente, i due autori, accompagnano il lettore nelle realtà di una comunità per minori non accompagnati, adolescenti che si sono ritrovati da soli, in un nuovo paese, con tutte le aspettative delle loro famiglie d’origine sulle spalle. Ma pur sempre adolescenti, con i classici problemi di questa fase della vita: gli amori, la scuola, la voglia di indipendenza accompagnati da misunderstanding culturali.br>
Perché è utile per gli educatori

Innanzitutto siamo tutti un po’ Carlo, nella lettura ci riconosciamo nel sentire degli autori, nella stanchezza dei turni notturni, nella difficoltà della pratica educativa e nella voglia di divertirsi anche al lavoro. Questo forse è quello che caratterizza maggiormente questo libro: l’ironia che diventa strumento educativo e che avvicina educatori ed utenza. Un’utenza complessa come quella degli adolescenti in una comunità per minori non accompagnati. Nella sua leggerezza il testo ci ricorda il motivo per cui si sceglie la nostra professione, rispettare la dignità umana, stando accanto al prossimo nei processi di crescita e cambiamento. Ci insegna, inoltre, ad avere un approccio interculturale, dove l’incontro tra diverse culture non è auspicato, ma necessario – come dovrebbe essere ogni società.
Mi è piaciuto perché
Fa una riflessione profonda sul mondo della scuola, sugli stereotipi di genere in esso perpetrati e svolge un’analisi sui testi scolastici. E’ una ricerca utile, un testo di facile fruizione e permette di pensare a come guardiamo alla realtà dell’età evolutiva. A me piacciono le ricerche perché danno uno spaccato delle realtà e ci permettono di andare oltre quella che è la nostra esperienza di singoli.

Perché è utile per gli educatori
A dotarsi di “lenti di genere” per guardare la realtà e per ampliare i punti di vista. Perché se leggiamo una favole a dei bambini dobbiamo sapere quali valori stiamo trasmettendo con la stessa. L’uso della lingua non è neutro ma agli educatori e alle educatrici spetta esserne consapevoli e problematizzare, avere uno sguardo critico, uno sguardo, quindi, educativo, per rifiutare il concetto che se le cose si sono sempre fatte così, allora saranno corrette. Il testo propone, inoltre, uno strumento di analisi ad hoc – la scala di sessismo – che può essere fatto proprio per analizzare e per valutare quanto i testi che si propongono a bambini e bambine siano o meno liberi da stereotipi.
Mi è piaciuto perché:
Il libro di Giacomo Cutrera mi è piaciuto molto perché ho trovato una narrazione semplice, trasparente e autentica. Il protagonista, il ragazzo stesso, racconta della sua esperienza scolastica, purtroppo faticosa, trascorsa durate le scuole medie in cui ha scoperto di essere dislessico. Solo così ha saputo dare un nome alla sua modalità di apprendere fatta di tempi e di strategie diverse dagli altri. Purtroppo le insegnanti non hanno saputo cogliere le sue potenzialità perciò la sua prestazione scolastica era ridotta ad un ripetitivo e scontato “se studiassi di più..”. In questo libro si vivono le emozioni di Giacomo il quale, attraverso un percorso di consapevolezza personale, capirà su quali risorse puntare per “sopravvivere” a scuola

Perché è utile per gli educatori

A mio parere, questo libro rimane ancora un’esperienza valida per molti ragazzi nonostante si parli sempre di più di dislessia e di disturbi specifici dell’apprendimento.
La formazione dei docenti è sempre più attiva in questo campo, ma permangono ancora alcuni pregiudizi che legano le scarse prestazioni scolastiche a un mancato impegno. Questo libro può tornare utile a un educatore per poter affrontare l’argomento con i ragazzi oppure per consigliarlo a chi sta vivendo una esperienza simile.
Oltre a fungere da ponte tra le esperienze credo che questo libro, ancora attuale, porti tutti a una riflessione riguardo a quando sia stato già fatto e a quanto ancora si debba fare. Grazie all’autore di questo libro oggi esiste l’Aid giovani (ovvero la sezione giovani dell’Associazione Nazionale Dislessia), che porta nelle scuole, come Giacomo ha fatto con il suo libro, le storie degli associati per avvicinare tutti i ragazzi al tema della dislessia e di conseguenza ad una maggiore inclusione scolastica.
Mi è piaciuto perché: Innanzitutto per il titolo, è stata una vera e propria calamita, come potevo non notarlo su quegli scaffali della libreria? Ho poi scoperto essere un racconto lucido ed estremamente crudo di un’infanzia, un’infanzia che si fa fatica a riconoscere per come la interpreta la maggior parte di noi. Ultima di 7 figli, Tara Westover vive la sua vita crescendo nelle convinzioni di un padre dispotico, che non crede nella medicina e nella scuola pubblica, spesso poco incline a rifiutare la necessità di avere una ragione assoluta in favore dei propri figli. È un intreccio familiare intenso, sicuramente doloroso. In ogni riga mi sono ritrovata a provare empatia per l’autrice, per il coraggio di mettere nero su bianco la propria vicenda, il lato più intimo e fragile della sua esistenza. Un percorso verso la consapevolezza del sè che ha trovato la chiave di lettura nell’istruzione.

Perché è utile per gli educatori

Credo ogni pagina di questa autobiografia sia utile ad un educatore, è una storia umana di sofferenza. Quanti di noi si sono ritrovati a contatto con persone che avevano subito traumi e violenze, che hanno vissuto il disagio psichiatrico sulla loro pelle? Tanti, molti. Personalmente ho avuto la sensazione di camminare sulle uova quando mi è capitato. Questo libro insegna il rispetto delle storie di chiunque, ci consegna la speranza che una soluzione è percorribile ma a volte è tortuosa e piena di ostacoli, c’è bisogno di una mano tesa a cui aggrapparsi. Questa può essere l’educazione appunto, e non è veicolata necessariamente da un’altra persona, ma ci sono eventi, istituzioni, epifanie che cambiano irrimediabilmente la rotta.
Mi è piaciuto perché:
E’ al contempo semplice e concreto. Semplice per il linguaggio utilizzato, scorrevole e fluente; concreto perché è ricco di contenuti che l’autrice descrive chiaramente. È un libro che ho “divorato” in pochi giorni perché ci riguarda e ci coinvolge: parla a tutti ma descrive come le donne continuano a “lottare” contro una cultura maschilista attraverso il linguaggio, la comunicazione e le abitudini. Non è però un libro solo per donne, credo sia un libro per tutti per conoscere e saper nominare le tipologie di discriminazioni più diffuse.

Perché è utile per gli educatori

Questo libro serve per creare cultura, soprattutto tra gli adolescenti. È utile per generale consapevolezza sia per coloro che agiscono sia per coloro che subiscono. Saper nominare e descrivere i concetti di discriminazioni, abusi, molestie e le diverse sfumature di ciascuno favorisce tale consapevolezza così come è un’opportunità insegnare ai ragazzi a prendere una posizione da protagonisti in una cultura agita tra pari.  È un libro ricco di spunti su cui impostare laboratori di confronto nelle scuole, per poter parlare e mettere in luce tematiche spesso sottovalutate o ancora considerate tabù.