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Ho 30 anni e faccio l’educatrice, ha ancora senso?

Per la comunità degli educatori questo è stato un periodo intenso. Abbiamo letto e sentito le storie degli educatori scolastici che durante il lockdown non sono stati retribuiti, quelli che sono andati comunque in turno in comunità e che nessuno ha mai nominato, quelli che “è un bravo educatore ma è gay”, quelli che sembra di fare la gavetta anche dopo anni di servizio, quelli del “quindi sei una maestra di sostegno?”, quelli del “hai tutte le competenze che ci servono, però preferiamo tenere zia Genoveffa che conosciamo da tanto tempo e le vogliamo bene. ” Anche basta.

In quanto processo che riguarda la vita di ogni persona, l’educazione ha contesti destrutturati e contesti strutturati in cui si manifesta. La famiglia è il primo luogo in cui si ha esperienza di un processo educativo, attraverso le pratiche educative dei genitori e dei familiari si gettano le prime basi dello sviluppo dell’adulto che ogni bambino sarà. Ma esistono anche contesti strutturati che hanno alla base un progetto educativo, ideato per rispondere alle diverse esigenze di una società complessa e che necessitano della presenza di professionisti dell’educazione. 

Un lungo elenco

Di seguito trovate, a grandi linee e sottoforma di elenco, gli ambiti e i servizi in cui è richiesto l’intervento di un educatore.

MINORI

  • Asilo nido
  • Educativa scolastica (scuola dell’infanzia, scuola elementare, scuola media, scuola media superiore)
  • Centri di Aggregazione giovanile
  • Spazi Compiti
  • Comunità mamma/bambino
  • Comunità per minori non accompagnati
  • Comunità per minori allontanati dalle famiglie
  • Educativa di strada
  • Assistenza domiciliare minori
  • Neuropsichiatri infantile
  • Centri estivi
  • Pre/post scuola
  • Progetti di prevenzione
  • Formazione degli insegnanti

DISABILITA’

  • Centro Socio Educativo (CSE)
  • Centro Diurno Disabili (CDD)
  • Residenze Sanitario –Assistenziali per persone con disabilità (RSD)
  • Comunità Alloggio Socio Sanitarie (CSS)
  • Comunità Alloggio per disabili
  • Appartamenti protetti
  • Supporto scolastico per minori disabili
  • Assistanza Domiciliare Disabili
  • Servizio di Formazione all’autonomia (SFA)
  • Servizi di inserimento lavorativo

PSICHIATRIA

  • Centri Psico-sociali
  • Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura
  • Strutture semiresidenziali
  • Strutture residenziali terapeutico-riabilitative
  • Strutture residenziali socio-riabilitative
  • Residenzialità leggera
  • Assistenza domiciliare
  • Servizi di inserimento lavorativo

DIPENDENZE

  • SERT – Servizio Tossicodipendenze
  • Servizi residenziali
  • Servizi semiresidenziali

ANZIANI

  • RSA – Residenze Sanitarie Assistenziali
  • Nuclei Speciali Alzheimer
  • Centro Diurno Anziani
  • Centro per disturbi cognitivi e demenze

MIGRANTI

  • Centri di accoglienza straordinaria
  • Struttura comunitaria
  • Appartamenti

ADULTI IN SITUAZIONI DI FRAGILITA’

  • Servizi per persone con AIDS
  • Sportello lavoro
  • Gruppi di sostegno
  • Formazione alla genitorialità

Perchè questo elenco?

Avere nero su bianco la moltitudine dei servizi in cui l’educatore è chiamato ad intervenire ci dà un primo dato numerico, quantitativo, di quanto importante sia la nostra figura. Nel mio piccolo, a livello formativo e professionale, ho avuto esperienza con almeno 3 delle utenze citate e una decina dei servizi elencati. Questo perchè il nostro percorso di studi ci permette di diventare duttili e di avere come base di intervento la cura della relazione educativa, che ci permette di spenderci nel miglior modo possibile in contesti anche molto diversi tra loro.

Tutto molto bello sulla carta, ma poi mi trovo necessariamente a riflettere sulla mia situazione. Tra qualche giorno compirò 30 anni. A quanto pare, questa tappa, per il mio cervello equivale ad un necessario tirare le somme, fare un bilancio… Beh, mi aspettavo sinceramente qualcosa di meglio.

Se torno indietro nel tempo, a quando avevo 15 anni, vedevo i trentenni come persone realizzate, sicure, soddisfatte. Io stessa mi prefiguravo così: un bel lavoro, una bella casa, vacanze e via.

Poi ci arrivi ai 30 anni, e invece che guardare avanti ti guardi indietro, per cercare di capire dove cazzo hai sbagliato e se avresti fatto qualcosa di diverso. La verità è che siamo una generazione di insicuri; non a livello caratteriale, ma a livello sociale. Non ci dormo la notte per questa consapevolezza.

Ho una laurea, svariati corsi di formazione, una certificazione americana, diversi anni di esperienza lavorativa, ho cofondato un blog che parla di educazione, continuo a leggere e informarmi, sono critica verso il mio lavoro per imparare ogni giorno qualcosa che mi renda un’educatrice migliore.

Eppure ho un lavoro instabile, la Partita Iva mi ha logorato l’anima, mi ha tolto la voglia di farlo il mio lavoro. E la realtà – ad oggi – è che se non hai potere economico, non hai potere decisionale. E se non puoi prendere delle decisioni a cuor leggero, come fai ad essere felice?

Che poi essere felici non vuol mica dire avere una vita frivola o senza responsabilità, ma sapere che quel che fai ti permette di essere soddisfatta. Invece sento la mia generazione pressata, schiacciata, sfruttata. A qualsiasi livello lavorativo. Dobbiamo essere sempre performanti, dimostrare sempre di più e che l’unica cosa che conta è il lavoro.

Mi sembra un pensiero ossessivamente lucido che questo paese non ti permetta di fare l’educatrice e avere uno stipendio dignitoso. Sono arrivata a chiedermi se ancora voglio fare l’educatrice, io che in 3° media sapevo già di volerlo fare, perchè degli educatori in gamba erano venuti a scuola a proporci un progetto su affettività e adolescenza e a me era sembrato un lavoro così bello! Ed è davvero un lavoro bello, è appassionante, è umanamente gratificante. Ma è anche un lavoro tecnico, teorico e che richiede tanta tanta pratica educativa prima di sentirselo davvero scorrere nelle vene.

Quali vantaggi ha portato l’istituzione dell’albo?

Mi piacerebbe capire, riflettere insieme ad altri educatori, quale potrebbe essere una soluzione. Per ora quello a cui abbiamo assistito è un dividi et impera, purtroppo. L’albo non è una vera soluzione. Gli Educatori Professionali – ad oggi – non hanno vantaggi nell’essere parte di un albo professionale perché questo albo non è degli Educatori. Ci troviamo quindi a lavorare spalla a spalla con professionisti che avrebbero tutte le carte in regola per esserne parte ma che non possono perché la questione è più politica che realmente legata alla pratica lavorativa. Ci troviamo poi a lavorare fianco a fianco con altri professionisti che non hanno il titolo per fare gli educatori ma possono comunque perché le Cooperative li assumono. L’intreccio tra la formazione teorica e quella pratica rende l’educatore professionale un professionista a tutto tondo che però viene considerato sostituibile, con competenze utili ma ritrovabili un po’ dovunque, spesso considerato solo una brava persona che fa un lavoro semplice che potrebbero svolgere un po’ tutti.

Attualmente il profilo professionale dell’Educatore Professionale è quello declinato dal  DM 8 ottobre 1998, n. 520

Nel DM 520/98 l’educatore professionale viene descritto come l’operatore sociale e sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’èquipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativi/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana; cura il positivo inserimento o reinserimento psico-sociale dei soggetti in difficoltà. Gli Educatori laureati, quindi, sono professionisti che operano in ambiti complessi e spesso hanno esperienze molteplici alle spalle che li rendono poliedrici e multi specialistici. Lavorano sia in ambito educativo e sociale che in ambito sanitario e riabilitativo. Sia nel pubblico che nel privato sociale.

Il riconoscimento da parte del Ministero della Salute ha inserito la nostra figura tra le professioni sanitarie dell’area della riabilitazione, connotata, quindi, come professione dotata di autonomia professionale. E’ anche stata approvata la legge per la costituzione degli albi e ordini (Legge 3/2018) e ad oggi l’Ep è professione ordinata le cui attività sono riservate e l’operatività, in tutti gli ambiti di intervento,  deve essere legata all’iscrizione all’albo professionale. Ma non può essere così semplice la questione perché solo l’Educatore Professionale socio sanitario è chiamato all’iscrizione all’albo professionale e, invece, i profili di educatore professionale socio pedagogico e di pedagogista previsti dalla L.205/2017. non sono ordinistici.

In tutto questo noi, nel frattempo, abbiamo l’obbligo della formazione continua, 150 crediti ecm ogni tre anni, che, spesso, non possiamo permetterci economicamente, perché ricordiamo che, se va bene, prendiamo 8 euro l’ora.

Non ci lamentiamo certo della richiesta di formazione continua, noi che abbiamo un’ampia formazione dal punto di vista teorico e cerchiamo nella formazione continua quegli strumenti per accostarci all’utenza con più sicurezza e competenza. Ma i problemi dei costi, dell’accessibilità e delle tempistiche di tale formazione sono tutti ancora da chiarire e sono, sfortunatamente legati, a chi sono i datori di lavoro e a quanto ritengono importante avere dipendenti aggiornati.

A fronte di quello che mi pare essere un ragionamento molto lucido e corredato di dati, ancor di più è necessario trovare delle soluzioni che permettano di creare una vera comunità di educatori e non separare figure che possono collaborare e valorizzare con le proprie conoscenze la moltitudine di servizi che sono fondamentali su tutto il territorio nazionale.

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