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Perchè sono contro l’inclusione scolastica

Calma, calma. So che se hai aperto questo articolo è perchè un moto di sdegno e sconforto ti hanno fatto dire “questa è pazza, come si permette?!?!”

Lascia che ti spieghi, il titolo di questo articolo è volutamente provocatorio e parte da una riflessione che mi accompagna da anni, come educatrice che nelle scuole ci ha vissuto tanto e ha vissuto numerose  esperienze.

LA SCUOLA E’ STRUTTURALMENTE E ORGANIZZATIVAMENTE PRONTA?

Cercherò di andare con ordine, chi ci segue dall’inizio, sa che a marzo 2020 abbiamo pubblicato un articolo in cui veniva sottolineata l’importanza della presenza di figure professionali formate per poter permettere agli studenti con BES (Bisogni Educativi Speciali) la miglior educazione possibile all’interno del contesto scolastico. Ne sono ancora convinta, e sostengo a pieni polmoni la necessità che ogni studente abbia diritto a frequentare la scuola, ma la scuola è veramente pronta ad accogliere tutti gli studenti con bisogni speciali?

È questa la chiave di lettura che muove la mia riflessione e che mi spinge continuamente a domandarmi dov’è la falla in questo sistema scolastico.

ALCUNI RECENTI DATI

Nella mia esperienza professionale ho avuto spesso la possibilità di esercitare il mio ruolo di terapista ABA all’interno della scuola. Questo perchè le famiglie dei miei bimbi hanno esplicitamente richiesto ai dirigenti scolastici e ai docenti funzioni strumentali di poter avere uno specialista che perseguisse gli obiettivi terapeutico-educativi anche nel contesto scolastico. Vi posso assicurare che, nello sviluppo di un bambino con bisogni speciali, avere un professionista formato che media tra la didattica e i processi educativi è un vero vantaggio.

Il 2020 è stato un anno difficile sotto moltissimi aspetti, lo sappiamo e ne parliamo continuamente, fino all’ultimo non c’è stata la certezza che la scuola sarebbe ripartita in sicurezza. Poi, finalmente, una data: “il 14 settembre 2020 l’anno scolastico partirà”.

Peccato che non ci fosse nulla di pronto, non solo nell’organizzazione ordinaria della scuola, ma soprattutto nella gestione degli studenti con bisogni educativi speciali! Nomine per gli insegnati di sostegno ferme, cooperative che gestiscono l’educativa scolastica ferme perchè i comuni a loro volta non avevano ancora stanziato fondi e appaltato. Ma se la scuola è partita, perchè il sistema che sta dietro, no?

Personalmente io per due settimane ho coperto, a spese dirette di una famiglia, tutte le mattine a scuola di una bimba che seguo, che altrimenti sarebbe stata in classe totalmente scoperta.

In una scuola di Milano dove ho lavorato l’anno scorso è stato trovato in mezzo alla strada un bimbo autistico, in piena crisi comportamentale, senza che nessun adulto lo assistesse. La madre, che lo stava andando a prendere a scuola, ha dovuto fermare le macchine in mezzo alla strada per evitare che venisse investito.

Un’altro bimbo che seguo e che frequenta le scuole medie non ha nè insegnante di sostegno, nè educatore, nè una classe e tantomeno un’aula di sostegno.

PERCHE’ SONO CONTRO L’INCLUSIONE SCOLASTICA?

Perchè senza un reale progetto educativo non ci sarà mai inclusione. Da educatrice è questo quello che mi salta costantemente all’occhio. È vero, forse io sono molto tarata sull’autismo perchè è il mio ambito di intervento. È vero, ho un approccio squisitamente cognitivo-comportamentale perchè è la mia formazione. Ma sono prima di tutto un’educatrice con una sguardo pedagogico. Ed è questo che mi permette di vedere che la didattica non è il solo obiettivo dei nostri studenti, ma che quest’ultima affiancata ad un vero processo di crescita, rende la scuola un vero luogo di inclusione.

Vi faccio un esempio: se un bambino ha un grave ritardo cognitivo, da un punto di vista didattico arriverà ad un certo punto. Probabilmente non arriverà mai a leggere e scrivere, farà fatica ad apprendere i concetti matematici, farà fatica ad approcciarsi alle lingue. Quindi si adatterà il più possibile il programma affinchè possa riuscire nella didattica fin dove il suo livello cognitivo gli permette di arrivare. E tutte le altre aree di sviluppo che è importante sperimentare? L’autonomia, la socializzazione…

Ecco, una cosa che mi ritrovo sempre a dire ai colleghi nelle scuole è: prova a vedere questo bambino all’esterno della scuola, immaginatelo per strada, immaginatelo a casa, immaginalo in un bar, al cinema, al supermercato.

Mi soffermo ora sul bisogno di insegnamento di competenze che vanno oltre la didattica.

Se nei corridoi della scuola io insegno al mio bimbo che si cammina vicino agli adulti, non si corre ed è importante guardarsi in giro per evitare ostacoli o di scontrarsi con altre persone; non credete che questa buona regola possa essere traslata anche per strada?

Se in una scuola ci fosse una cucina e il bimbo che seguo fosse affamato, potrei predisporre l’attività di prepararsi un panino. Ti insegno che al tuo bisogno di fame, puoi attivarti e prepararti in autonomia qualcosa da mangiare; questa stessa autonomia non poterebbe tornare utile anche a casa, se mamma e papà non sono immediatamente disponibili a rispondere al bisogno di sazietà?

E così tanti altri esempi, la scuola potrebbe essere un contesto davvero inclusivo se si guardasse oltre la didattica. Possiamo partire dalla didattica, ma non possiamo fermarci a quella. Il rischio è quello di vedere bambini pascolare nei corridoi perchè in classe non c’è nulla di interessante per loro, bambini che non riescono a giocare con i compagni perchè non ci sono vere indicazioni rispetto alla socializzazione, studenti incapaci di rispettare le regole sociali di base perchè le esperienze a scuola sono troppo limitate.

LA SPECIALIZZAZIONE

Un altro tasto che mi sento di voler affrontare è la formazione di insegnanti ed educatori che affiancano gli studenti con bisogni speciali. Mi spiace dirlo, ma a volte ci sono persone che si sono ritrovate per caso in quell’incarico. Che non hanno una minima idea di cosa sia la pedagogia speciale (e la pedagogia in genere). Il sostegno scolastico è una cosa seria, è il ponte necessario tra i bisogni educativi speciali e l’apprendimento di competenze utili e spendibili in diversi contesti. Perchè allora c’è questo svilimento totale di ruoli e funzioni? E soprattutto, usciamo dall’ottica che siccome il sostegno si è sempre fatto in un certo modo, allora non si possano cambiare metodologie e approcci. Mi è capitato spessissimo che insegnanti di sostegno di bimbi non in carico a me, mi fermassero nei corridoi per chiedermi dei consigli pratici. “Non so più cosa fare, non so come motivarlo, non so come impostare un programma”. Colleghi, siate coraggiosi. Pretendete formazione di livello, pretendete incontri con specialisti che lavorano all’esterno della scuola, pretendete un confronto formativo con i genitori, pretendete di poter essere parte attiva di quel meraviglioso processo educativo che nella scuola si può creare!

Sappiamo tutti che non è facile, che non ci sono risorse, che non c’è mai tempo, che ci sono mille documenti da preparare. Sappiamo tutto, ma questo non deve essere un buon motivo per non provare comunque a cambiare lo status quo di un sistema di inclusione scolastica che non è davvero così inclusivo.

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